Nanotecnologie: le applicazioni nella fertilizzazione

Cosa sono le nanotecnologie-Come si usano nella fertilizzazione-Quali sono i tipi più utilizzati

nanotecnologie

Lo sviluppo e l’utilizzo delle nanotecnologie stanno interessando sempre più settori di applicazione; vediamo come vengono utilizzate nella fertilizzazione.

Cosa sono le nanotecnologie

Le nanotecnologie sono un ramo della scienza applicata e della tecnologia che riguarda lo studio e lo sviluppo dell’utilizzo della materia su una scala dimensionale inferiore al nanometro. Grazie allo studio delle più piccole parti della materia, le nanotecnologie si occupano della progettazione e della realizzazione di dispositivi realizzati in dette scale di piccolissime dimensioni.

Con il termine “nanotecnologie” si intendono tutte quelle particolari manipolazioni della materia che vengono effettuate a livello molecolare ed atomico. Oggi lo studio delle nanotecnologie opera con un approccio investigativo e di studio multidisciplinare. Diverse scienze sono coinvolte nello studio e nello sviluppo delle nanotecnologie: ad esempio, questa disciplina richiama la chimica, la scienza dei materiali, la fisica, la biologia molecolare, ecc.

Sono coinvolte nello studio delle nanotecnologie anche l’ingegneria meccanica, l’ingegneria chimica, l’elettronica e la bioingegneria.

Lo studio delle nanotecnologie ha visto un grande sviluppo a partire dal 1989; il numero delle pubblicazioni in materia è incrementato negli anni, dando vita ad una bibliografia importante. All’inizio del nuovo millennio, le pubblicazioni in letteratura riguardanti le nanotecnologie avevano raggiunto circa 80.000 volumi.

Come si usano nella fertilizzazione

Tra i settori nei quali vengono oggi applicate le nanotecnologie, vi è anche quello agricolo, con riferimento particolare alle fertilizzazioni. Lo sguardo della ricerca si focalizza soprattutto sulla perenne diffusione del concetto di sostenibilità. Il consumo mondiale di sostanze fertilizzanti, già prima della fine del 2018, potrebbe superare i 200 milioni di tonnellate.

Per questa ragione, è comprensibile quanto sia importante contrastare l’eccessivo utilizzo di queste sostanze, che generano non pochi problemi.

L’uso massivo di fertilizzanti fa sì che queste sostanze vengano trasportate dalle piogge nelle acque sotterranee,  per poi entrare in contatto con laghi e mari, dando luogo così ad un forte incremento delle piante acquatiche e proliferazione di alghe.

I fertilizzanti che vengono oggi impiegati nell’agricoltura non sono totalmente biodisponibili e per questa ragione non verranno mai completamente assorbiti dalle piante. Per ovviare a questo problema si è pensato all’applicazione delle nanotecnologie nella fertilizzazione dei terreni agricoli, dando così vita a dei  fertilizzanti ecosostenibili.

Quali sono i tipi più utilizzati

Per realizzare dei fertilizzanti ecosostenibili per l’agricoltura sono stati create delle nano particelle di apatite biomimetica che contengono sostanze come il fosforo e il calcio e vengono arricchite dalla presenza dell’azoto e del potassio. L’impiego di queste ultime due sostanze ha lo scopo di andare a concentrare in piccole unità e volumi un numero importante di sostanze nutritive che verranno poi rilasciate  e assorbite in modo graduale.

Il rilascio sia delle nano particelle che quello delle sostanze nutrienti sulla superficie delle stesse avviene in poche ore. L’assorbimento delle sostanze nutrienti all’interno delle nano particelle avverrà invece nell’arco di qualche settimana.

Le nanoparticelle rappresentano una significativa svolta sotto vari punti di vista e costituiscono un ulteriore passo avanti verso l’ecosostenibilità.

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