Quali sono i casi in cui l’iva non è al 22%

Cos'è l'Iva?-Casi nei quali non si applica l'Iva al 22%

Iva

Cerchiamo di comprendere come funziona l’imposta sul valore aggiunto, ossia l’IVA e quando essa non sarà applicata al 22%

Cos’è l’IVA?

L’IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, è un’imposta sui consumi; essa andrà ad interessare ogni singolo aspetto e fase della produzione, relativa sia ai beni che ai servizi. In riferimento alle disposizioni dell’Unione Europea, l’imposta sul valore aggiunto dovrà essere caratterizzata da un valore che compreso tra il 15% e il 25% circa.

Nel nostro Paese, l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto, viene oggi applicata, salvo casi particolari, al 22%. L’incremento dell’IVA, è entrato in vigore in Italia l’1 ottobre dell’anno 2013.  L’imposta sul valore aggiunto è così chiamata a causa dell’incremento di valore che tende ad aumentare  in occasione del passaggio da un operatore economico ad un altro operatore, in riferimento alla produzione di beni e servizi.

Si può fare un esempio concreto per comprendere come funziona concretamente nel commercio l’imposta sul valore aggiunto: ad esempio, un’impresa dovrà effettuare un investimento per l’acquisto di alcuni materiali o prodotti; grazie all’ausilio dei beni e prodotti che l’azienda acquisterà, essa potrà, a sua volta, produrre un particolare bene di consumo. In questo caso il valore aggiunto (o plusvalore) non sarà altro che la differenza che ci sarà tra il valore finale che caratterizzerà il bene prodotto, confrontato al valore dei beni, servizi e prodotti che l’azienda ha dovuto necessariamente acquistare, per completare la propria produzione.

Oggi in commercio la produzione di beni e l’erogazione di servizi, prevederanno una serie di passaggi, prima che tali beni e servizi giungeranno al consumatore finale. L’imposta sul valore aggiunto verrà ovviamente applicata ad ogni singolo passaggio che riguarderà il commercio.

Casi nei quali non si applica l’Iva al 22%

L’imposta sul valore aggiunto, per mezzo di un particolare sistema di detrazione  e di rivalsa (che consiste sostanzialmente nell’addebito), andrà complessivamente a gravare sul consumatore finale. Il così detto “soggetto passivo d’imposta” è l’imprenditore o lavoratore autonomo.

Quest’ultimo potrà detrarre l’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi, che verranno effettuati nell’esercizio della propria impresa, come rivalsa verso i propri acquirenti. Tanto premesso, l’imposta per il valore aggiunto, rappresenta un costo solo ed esclusivamente per il consumatore finale, ovvero per i soggetti che non possono esercitare la detrazione dell’imposta.

In Italia, l’aliquota sull’imposta del valore aggiunto è applicata al 22%, in tutti i casi previsti dalla normativa fiscale. E’ prevista un’aliquota IVA al 10 per cento solo nei casi di servizi di tipo turistico: ad esempio quest’aliquota verrà applicata ai bar, alberghi, ristoranti e altri servizi e prodotti di natura prettamente turistica. Inoltre l’aliquota IVA al 10%, è prevista per alcuni prodotti alimentari e da ultimo, per operazioni di recupero edilizio. L’aliquota Iva al 10 per cento viene definita ridotta, appunto perchè inferiore ai livelli standard su altri beni.

Infine l’IVA verrà applicata con un’aliquota al 4 per cento, per le vendite di generi di prima necessità, come alimenti, stampa quotidiana e periodica; l’aliquota Iva al 4 per cento è definita minima.

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